Vini passiti e vini liquorosi

Godersi un vino dolce è spesso il modo migliore per concludere un pasto o accompagnarne i momenti immediatamente successivi.

Bisogna però fare attenzione e usare dei semplici accorgimenti per non rischiare di sbagliare o trovarsi poi di fronte ad un gusto inaspettato.

La prima cosa su cui stare attenti, è la distinzione tra “vini Passiti” e “vini Liquorosi”.

Molti di questi ultimi sono famosi e facilmente identificabili, pensiamo per esempio a Porto, Marsala, Sherry: prodotti che hanno una precisa fama e identità. Si trovano però anche spesso prodotti con all’interno del proprio nome le diciture “Pantelleria”, “Moscato”, “Santo” che possono richiamare ai tradizionali vini passiti ma che in realtà presentano una caratteristica che li contraddistingue: l’aggiunta di alcool, acquavite o mosto. Prestando la dovuta attenzione, sono facilmente individuabili facendo attenzione all’etichetta sul collo della bottiglia.

I vini passiti, per definizione, subiscono gli stessi processi di produzioni di vini bianchi e rossi e non necessitano di nessun tipo di ingrediente aggiuntivo: la loro dolcezza deriva dagli zuccheri già naturalmente presenti nell’uva.

Qual è il loro segreto? Com’è possibile aumentare la percentuale di zucchero, senza aggiungerlo?

Semplice: basta ridurre la quantità di acqua presente negli acini. I metodi sono fondamentalmente due:

- lasciandoli appassire direttamente sulla pianta

- lasciandoli appassire dopo essere stati vendemmiati in ambienti particolari e controllati.

Non si può non menzionare un altro attore che, in condizioni particolari, può dare un grande contributo alla creazione di passiti di qualità: la Botrytis cinerea, la muffa nobile!

Questa particolare muffa attacca gli acini disidratandoli, e la sua presenza porta ad arricchire il vino di profumi complessi. I Sauternes, i più famosi (e costosi) vini passiti del mondo devono parte del loro successo proprio a questo segreto!

Ci sarebbero poi da menzionare gli Eiswein…ma questa è un’altra storia..

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